Il visual storytelling secondo Roberto Malfagia

Visual Storytelling. La parola a Roberto Malfagia della scuola LAJETÉE di Firenze

Qual’è la storia che ti ha portato a occuparti di visual storytelling? Credo il bello del tuo lavoro sia che con ciò che leggi, studi, guardi e osservi ci sia anche un continuo arricchimento personale. E’ il caso di dire che lo storytelling e il visual stroytelling ti hanno cambiato la vita? Le storie hanno questo potere, no?

Si certamente le storie hanno questo potere, quello di cambiare il modo di vedere quello che ti sta intorno fornendoti nuovi strumenti.  Le storie sono una sorta di primordiale mondo virtuale dove mettiamo in scena dei conflitti e troviamo modi di risolverli, così da essere preparati quando avvengono nella realtà.

Sono arrivato a occuparmi di Visual Storytelling perchè mi interessano le storie. Mi piaceva molto leggere libri e fumetti e guardare film e documentari. Nel tempo ho sviluppato un interesse per l’arte e la fotografia  che mi ha nutrito e mi ha aperto all’immagine. Dopo aver conseguito un Master in Storytelling ho collaborato a un progetto di ricerca su i Nuovi Linguaggi Museali finanziato da Intesa-SanPaolo con la supervisione Luca Massimo Barbero.  Lì mi occupavo della relazione fra scrittura e immagine.  Parallelamente ho insegnato in corsi di scrittura, sceneggiatura e narrazione dei beni culturali. Quando ho avuto l’opportunità di insegnare in una scuola di fotografia,  ho continuato la mia ricerca sulla narrazione per immagini. E’ possibile, mi sono detto, che un racconto visivo possa essere autonomo rispetto agli altri linguaggi? Allora tutto quello che sapevo sulla narrazione, l’ho applicato all’immagine. Ed è così che sono arrivato al Visual Storytelling.

Perché anche visual e non solo storytelling? Il grande potere di un aggettivo!

Storytelling è un termine antico, che viene dalla tradizione anglossassone. E’ il termine con cui si designa l’atto di raccontare. Storyteller era il cantastorie, l’aedo, il bardo sassone. Il Visual è per focalizzare l’attenzione sul linguaggio delle immagini. Cosa succede quando sostituiamo la parola con l’immagine? Cosa cambia e cosa rimane uguale? Visual Storytelling è imparare a pensare con le immagini e non solo con le parole.Roberto Malfagia - Visual Storytelling

Quali sono i tre elementi fondamentali perché un progetto di visual storytelling sia efficace? Tre bastano?

Non so se possono essere tre o di più, sicuramente saper scegliere bene la storia, i suoi contenuti in funzione del pubblico di riferimento. Dargli una forma visiva forte e coerente e poi non cadere mai nell’autoreferenzialità.

Facendo un passo indietro: cos’è una storia e quali sono gli elementi imprescindibili per dirla tale?

Ma se ci atteniamo a quello che ci suggerisce un qualsiasi buon manuale di narrazione, per raccontare abbiamo bisogno di un mondo (reale o fittizio) dove accade la storia, uno o più personaggi i quali attraverso le loro azioni, agiscono gli eventi o li subiscono, trasformandosi.

Visual storytelling… Le forme possono essere tante, da un’unica fotografia che racconta a un video. Ce ne elenchi e spieghi alcuni?

Un reportage fotografico di Andrea Frazzetta come Tokio Gamers oppure una campagna di moda di Tim Walker che costruisce mondi (narrativi) altri, abitati da personaggi fantastici. I lavori Donald Weber come Into the Half Life, dove vengono mixate fotografie, video, testo e audio in maniera eccezionale. Web documentary come Hollowdocumentary di Elain Mc Million e Jeff Soyk, Alma di Miquel Dewever-Plana & Isabelle Fougère oppure il nostro Molecolaif di cui ho curato vari aspetti, fra cui la regia e la progettazione.

Cosa fare per diventare un bravo storyteller?

Leggere tante storie in tutte le forme in cui si possono presentare, libri, fumetti, film, fotografie. Porsi delle domande, non cedere alle semplificazioni: una storia alla base è un ambiente uno o più personaggi e delle azioni, ma nel profondo, grazie a miscelazioni di generi, stili e strutture drammaturgiche si può raggiungere una certa originalità nella gestione dei contenuti e dei significati che la narrazione porta con sé.

E un bravo visual storyteller?

La stessa cosa, facendo attenzione alla lingua delle immagini in tutte le sue manifestazioni.

La scuola di Visual Storytelling – La Jetée che hai fondato con Emanuele Nappini ha una sua storia, prende spunto da un film tanto per dire. Cosa vi contraddistingue?

Credo che quello che ci contraddistingue e proprio la riflessione sul potere narrativo delle immagini e l’aver sviluppato un metodo per realizzare narrazioni a forte contenuto visuale in tempi in cui la comunicazione tradizionale incontra quella digitale. Non quindi una Storia dell’Arte, che rispettiamo e consideriamo essenziale per la corretta comprensione dei linguaggi visivi, ma una pragmatica della realizzazione dei testi mediali visuali. La Jetèe di Chris Marker, a cui ci siamo ispirati per dare il nome alla scuola (e non solo) è il film antesignano di un ibridazione che oggi trova compimento sulle piattaforme digitali. E poi jetèe in francese significa molo o terminal aereoportuale, un luogo da dove si parte o dove si approda, per questo ci piaceva.

Per quanto riguarda il La Jetée Lab, cosa mi puoi dire?

La Jetée Lab è un laboratorio dove si costruiscono storie, è un luogo dove le tecniche narrative dello storytelling si fondono con le tecnologie digitali. Da questo incontro nascono nuovi modi di raccontare e nuovi prodotti per fruirne. La Jetèe Lab è un luogo dove l’azienda pubblica o privata, l’associazione o la fondazione, può trovare un team di esperti in grado di offrire consulenza e formazione su innovazione e Digital e Visual Storytelling, ma anche un luogo dove si realizzano web documentaries.

Vuoi parlare del progetto Molecolaif.it?

Molecolaif - Visual StorytellingMolecolaif.it è un progetto di web documentary del nostro Lab, che racconta un evento culturale, ma anche un territorio, quello di Pisa, reinventando l’immaginario di un luogo e l’esperienza che se nè può fare sia del racconto che del luogo stesso. A volte certi luoghi o territori vengono ridotti (ma anche persone, concetti etc..) a uno stereotipo (la Torre pendente, il Campo dei Miracoli). MolecoalIF è il tentativo effettuato tramite una strategia di digital storytelling che si materializza nella forma del web documentary di oltrepassare lo stereotipo e far conoscere altri aspetti, altrettanto belli e interessanti, che animano la città e il territorio che rappresenta. In questo tipo di media convivono gli elementi tipici del cinema, della fotografia, della scrittura e della grafica con le dinamiche invece che sono proprie di Internet e della Software Culture come: l’integrazione e combinazione fra forme artistiche; l’interattività, quindi la capacità dell’utente di interagire direttamente con il media, divenendo co-autore, non più spettatore passivo, ma attore attivo di un processo di costruzione della storia; ipermedialità, quindi la capacità di connettere elementi mediatici separati creandone un percorso personale, frutto delle proprie associazioni, ma allo stesso tempo condivisibile e socializzabile; narratività, la capacità di sviluppare delle narrazioni che grazie ai concetti espressi precedentemente combinate alle strategie estetiche e formali che ne derivano possono diventare narrazioni non lineari.

Il Corso di Diploma in Visual Storytelling che parte a Marzo? Assegna una vera e proprio qualifica professionale?

Si, il corso di Diploma assegna la qualifica professionale di Tecnico della realizzazione di prodotti fotografici, audiovisuali, grafico-editoriali e della creazione di racconti per immagini” comunemente denominata Visual Storyteller, e prevede il rilascio del relativo Diploma di Specializzazione riconosciuto secondo lo standard europeo EQF (Qualifica di “Tecnico” – Livello 4 EQF). Figura professionale che abbiamo costruito noi in dialogo con la Regione Toscana.

Mentre Visual Storytelling Fundamentals?

Visual Storytelling Fundamentals è pensato e calibrato in termini di impegno (154 ore, 11 fine settimana contro le 600 ore su dodici mesi del Diploma) e contenuto, sulle esigenze sia dei professionisti del mondo della comunicazione e dell’editoria,  sia per tutti quegli appassionati e creativi che vogliono scoprire e approfondire l’uso delle tecniche narrative applicate all’universo visuale, essere aggiornati sui nuovi media e guidati nei diversi campi di applicazione.

Roberto Malfagia e Erika De Bortoli

 

 

 

By | 2016-10-19T08:59:31+00:00 domenica 11 ottobre 2015|Format, Formazione, Scenari|0 Comments

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