Storytelling in Italia, lo stato dell’arte (Parte III)

 Presente e futuro dello storytelling in Italia.

Terzo appuntamento con Andrea Fontana di Storyfactory.

Ora tutti parlano di storytelling. Nel resto del mondo esiste da molti anni. La svolta c’è stata tra gli anni ’80 e ’90. Quasi 30 anni fa ormai.

Andrea Fontana StorytellingUltimamente non c’è un posto in cui vada in cui non senta la parola storytelling, a volte solo come scusa per vendere meglio. E’ normale che ciò accada. Non c’è nulla di male, ma il mercato deve imparare a distinguere tra chi lo fa bene e chi lo fa male o con risultati scarsi. In Italia, ultimamente, ci sono molte aziende e agenzie che dichiarano di farlo, ma solo alcune di queste aziende lo fanno davvero.

Storyfactory nasce tra il 2008 e il 2009. E’ nata con la missione specifica di fare corporate storytelling quindi copriamo le quattro aree di cui abbiamo detto prima fino ad arrivare a strumenti e dispositivi. In italia abbiamo alcuni competitor o agenti sul mercato, ma sono ancora poche le agenzie e le figure professionali specializzate.

  Ultimamente non c’è un posto in cui vada in cui non senta la parola storytelling. Non c’è nulla di male, ma il mercato deve imparare a distinguere tra chi lo fa bene e chi lo fa male o con risultati scarsi. (Andrea Fontana)

Un termine che usi nei tuoi interventi e che è sicuramente di grande suggestione è “immaginario”.

L’Italia ha un grande problema di immaginario bloccato. Dobbiamo trovare il coraggio di frequentare i registi epici, tragici e drammatici, non solo comici. Siamo rimasti a un immaginario degli anni ’60… Il che può andare benissimo ma dove sono il dramma e la tragicità? All’estero le fiction sono più profonde ed identificative, così come le pubblicità e l’ADV; hanno il coraggio di esplorare i lati più reconditi e oscuri dell’animo umano. E sono più sperimentali e innovativi anche a livello di costruzione del racconto.

Lo stesso mondo informativo e giornalistico è bloccato nella costruzione degli immaginari e delle relazioni. Prendi i talk show politici. Sono sempre le stesse persone che vanno in onda. O perché non c’è altro o perché è voluto. Se è voluto allora vuol dire che c’è un blocco al confronto, alla relazione e alla circolazione delle idee, cosa di cui ci dovremmo occupare, se non preoccupare.

L’Italia ha un grande problema di immaginario bloccato. Dobbiamo trovare il coraggio di frequentare i registi epici, tragici e drammatici, non solo comici. (Andrea Fontana)

Quanto è importante oggi confrontarsi con l’estero?

Sono stato all’estero, nel mio periodo di formazione, e ho attinto alla letteratura internazionale sul tema, non solo di appannaggio americano, ma anche inglese, francese o dell’est asiatico. Il confronto con l’estero è fondamentale. In italia abbiamo il problema di essere chiusi in una bolla di immaginario da cui non usciamo. Siamo molto provinciali, inconsapevoli, poco attenti a quello che sta accadendo nel mondo, impreparati alle sfide del mondo contemporaneo. Sappiamo molto poco. Se guardiamo alla nostra comunicazione pubblica non ci sta raccontando nulla di quello che un cittandino di un Paese democratico normale dovrebbe sentirsi raccontare: fonti energetiche, strumenti o modelli di innovazione, modelli economici o lavorativi e ancora cosa accade ad altri popoli. Come facciamo a stare sul mercato e a essere appetibili per altri?

Se sai raccontare e raccontarti è più facile che tu possa attrarre ricchezza. (Andrea Fontana)

Qual’è il futuro dello storytelling?

Erodoto StorytellingCredo che diventerà una disciplina istituzionalizzata. E’ probabile che in azienda ci saranno dei responsabili del Corporare Storytelling come chi fa comunicazione interna o si occupa delle dinamiche di PR.

Penso e auspico che in futuro ci siano dei responsabili di questo. Sarebbe già tanto perché ci sarà più coerenza tra interno ed esterno in termini di risposte al mercato. Che oggi è una delle tante necessità a cui le aziende devono rispondere.

La seconda tendenza è la crescita delle competenze narrative dei pubblici e quindi dei prodotti che i player forniscono sul mercato. Spero questo arricchisca l’immaginario collettivo italiano.

Come posso far conoscere le opportunità offerte dallo storytelling alle PMI italiane?

Credo che prima di tutto sia necessario permettere alle PMI di avere circolazione monetaria. Ci deve essere più circolazione monetaria. Il problema oggi non è far conoscere lo storytelling, ma dare ossigeno alle imprese. Grandi, piccole o medie che siano. Oggi le aziende devono scegliere molto bene cosa fanno. Un imprenditore di norma ha altre priorità. In un momento di crisi lo storytelling può aiutare, ma devi avere capacità di discernimento e di investimento. Sul fronte delle PMI c’è molto da fare. Si sta diffondendo consapevolezza, ma mancano i fondi, che tuttavia le tecniche narrative ti possono aiutare a trovare. Perché se sai raccontare e raccontarti è più facile che tu possa attrarre ricchezza.

Leggi i due post precedenti:

Storytelling con Andrea Fontana: non storie, ma racconti – Parte prima

Corporate storytelling – La parola ad Andrea Fontana (Parte II)

Andrea Fontana (Storyfactory) – Erika De Bortoli (Videovivo)

By | 2016-10-19T08:59:31+00:00 domenica 24 maggio 2015|Scenari|0 Comments

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