Storytelling di Viaggio

Storie di ritratti di Gianmaria Sbetta

Ti occupi di blog di viaggio dal… . Quanto è diffuso lo storytelling in questo ambito? E tale termine viene sempre usato in modo appropriato?

Grazie mille dell’intervista!

Diciamo che mi occupo di blog di viaggio dal 2012. Come spesso accade è nato tutto un po’ per caso e un per curiosità. Ho sempre trovato affascinanti le storie, quelle raccontate dai nonni quando si è piccoli, Crescendo me ne sono appassionato sempre di più. Poi, durante l’università, con altri due amici (Luca e Lorenzo) ci siamo trovati, senza nemmeno accorgersene, ai lati opposti della terra. Per condividere le nostre storie ed esperienze ho pensato di lanciare quello che per me era un vero e proprio “spazio di condivisione”. Tutto qui, Storie di ritratti è nato proprio così!

Ma si sa, da cosa nasce cosa. Intrecciando passioni ed hobby mi sono ritrovato in un mondo nuovo e affascinante. In questi tre anni c’è stato un boom dei blog di viaggio. Ce ne sono a migliaia e alcuni sono diventati dei riferimenti nazionali dando il via a viaggiatori di professione.

A mio avviso però, lo storytelling di viaggio ha delle sue peculiarità e attualmente questa pratica narrativa non è così diffusa. Negli ultimi anni ho avuto modo di navigare in rete, conoscere molti siti e leggere tanti contenuti. Pochi hanno attirato la mia attenzione.

Mi è capitato ad esempio di trovare alcune classifiche riguardanti i più importanti blog di storytelling di viaggio. Tutti molto famosi e seguiti sul web, ma ben pochi avevano a che fare con lo storytelling. Di certo alcune volte vi è un po’ di confusione a riguardo, ma credo sia normale quando un termine venga usato ed abusato in qualsiasi ambito del marketing e della comunicazione.

Storytelling Viaggio Grecia_2Tornando a noi di Storie di ritratti (Facebook), il nostro obiettivo è quello di ispirare più persone possibili ad intraprendere esperienze all’estero, di viaggiare e di meravigliarsi di fronte alla bellezza ed eterogeineità del mondo. Come lo facciamo? Focalizzandoci soprattutto sulle sensazioni, su attimi e momenti ben precisi. È come se il luogo facesse da cornice e la trama fosse tutto ciò che ci accade. Noi partiamo da una scrittura offline sempre sulla cara Moleskine. Non scriviamo contenuti SEO-oriented anche se chiaramente teniamo ben presenti alcuni aspetti fondamentali. Il focus è proprio il contenuto, caratterizzato spesso da figure onomatopeiche, anadiplosi (raddoppiamento), enfasi e climax per dare più enfasi al contenuto. Chiaramente dipende da storia a storia e dal messaggio che vogliamo condividere, ma in generale aiutano molto nella costruzione dei testi. Tuttora il mio approccio è un learning by doing, mi piace metterci le mani e capire fino in fondo, ricercare quella sensazione pura. Credo che uno dei segreti sia leggere tanto, cercare di essere innovativi e scrivere prima di tutto per il piacere di farlo, poi se la qualità c’è, il resto vien da sé.

Ci racconti alcune case histories che ritieni interessanti? Cos’hanno di peculiare?

Come dicevo prima per quanto riguarda i blog di viaggio non vi sono tanti esempi, anche se vorrei citarne uno su tutti: Explore More di Angelo Zinna. Si tratta uno dei nostri siti preferiti e molte delle storie raccontate ci fanno rivivere attimi e sensazioni di viaggio. Quelle cose comuni che tutti i viaggiatori prima o poi devono affrontare come situazioni alle volte scomode, paure, partenze, ma anche le grandi gioie dell’ignoto e della libertà.

Ecco, a mio avviso la peculiarità è quella di riuscire ad accendere una miccia nel lettore, di lanciare un messaggio e andare oltre i luoghi stessi. Cercare l’essenza così come la semplicità delle cose per poi condividerle e farle rievocare a chi sta dall’altra parte dello schermo.

Ognuno di noi ha la sua storia, non bisogna andare alla ricerca di gente famosa o avventurieri moderni. Bisogna incontrare la gente comune, quella che vive di piccoli gesti.

Per quanto riguarda invece progetti di comunicazione legati allo storytelling di viaggio e turismo, una nozione d’onore va fatta alla Südtirol Marketing Gesellschaft (SMG). L’Alto Adige è infatti una regione ricca sia dal punto naturalistico che da quello culturale. Un luogo dove tradizione fa rima con innovazione, dove i valori sono ben saldi ed i prodotti d’eccellenza conquistano tutto il mondo. Ma com’è possibile comunicare con successo questa incredibile storia? Senza dubbio attraverso uno storytelling trasversale costruito attraverso campagne video, social e prodotti web dedicati come le #StorieDaVivere. In ogni caso è fondamentale partire sempre da una prospettiva offline, coinvolgere i veri attori protagonisti (meglio se personaggi quasi mitologici) e raccontare ciò che le brochure non dicono.

Oltre a tutto questo vorrei raccontarvi come una pubblicità abbia fatto breccia in me. Credo sia stato intorno al 2010 quando rimasi incollato allo schermo affascinanto da uno spot fuori dal comune. Venivano mostrati attimi di vita, luoghi lontani a me sconosciuti. Una musica dolce risuonava in sottofondo ed oggi, scrivendo questa intervista, mi è tornata in mente. Non credo di averla vista allora più di 2-3 volte, ma ha senza dubbio fatto centro. Curiosi di sapere quale sia? Eccola qui, una pubblicità a mio avviso visionaria che non racconta un prodotto, bensì un’emozione: Louis Vuitton Commercial ADV 2010.

Esistono strumenti dei quali destinazioni turistiche e content manager potrebbero avvalersi per rendere i loro racconti più efficaci?

Storytelling e Blog di viaggioSi, esistono oggigiorno tantissimi strumenti di cui destinazioni turistiche e content manager possono avvalersi. Oltre alle ormai note piattaforme social come Facebook e Twitter, c’è un trend molto importante su Instagram e Pinterest che va monitorato ed eventualmente implementato.

Vorrei però andare andare più nello specifico e scoprire assieme alcuni programmi e applicazioni che stanno prendendo piede ed aiutano a costruire storie visive molto più interessanti e graficamente appaganti:

  • Storehouse: Applicazione mobile disponibile pe IOS che consente di creare contenuti visual composti da foto, video e testi. Si tratta di una piattaforma (social network) pressochè chiusa e al momento non è possibile visualizzare il contenuto dal proprio sito. I contenuti sono responsive e si adattano ad ogni schermo, sia mobile che desktop e tablet.
  • Steller: Classificata come la migliore App nello Store di Apple, è uno strumento dall’altissimo potenziale di sviluppo. Grafica bellissima e possibilità di integrare testi, foto e video. Tutto è modificabile ed anche i font sono molto carini.

Questa due applicazioni mobile potranno rappresentare il futuro della comunicazione e aprire le porte a nuove forme di comunicazione, più attente e ricercate nei contenuti e nei dettagli. Una piccola pecca è l’utilizzo: disponibile solo su Iphone, talvolta richiedono molto tempo per costruire una bella storia. Gli schermi touch non sono poi così grandi e nell’ottica di un destination manager, è fondamentale avere un grande database con immagini e video a portata di mano. Vi sono soluzioni come i Cloud, ma il tutto non è così immediato.

  • Exposure: il mio strumento preferito! Piattaforma web anziché mobile permette di dar il giusto valore a qualsiasi contenuto e trasmettere i valori del brand o della destinazione in modo unico ed affascinante. Si tratta di un servizio a pagamento, ma sono state sviluppate delle apposite funzioni per le aziende e molti enti internazionali come il WWF hanno già deciso di sfruttarne tutto il potenziale. Si tratta di uno strumento completo, intuitivo e capace di creare valore aggiunto.

Questi tre strumenti portano il visual storytelling ad un altro livello, ma sta ad ognuno deciderne l’uso in base al target, alle esigenze ed agli obiettivi.

Ci puoi elencare tre elementi a tuo avviso imprescindibili per poter parlare di travel storytelling, se mi passi il termine…

Sarò molto breve questa volta:

  • Rievocare: perché sapori, odori e altre sensazioni sono alla base di qualsiasi esperienza.
  • Affascinare: creare stupore e curiosità per spingere il lettore ad andare più a fondo e scoprire di persona.
  • Emozionare: perché le emozioni sono alla base della nostra vita.

Come faccio a dire che i testi di un blog (nello specifico di un blog di viaggio) sono costruiti con tecniche dello storytelling oppure no? Quali i fattori discriminanti?

Seppur a questa domanda non ci sia un risposta univoca e ben precisa visto che spesso si rientra nella sfera soggettiva del giudizio, è importante precisare che esistono alcuni accorgimenti per delineare e determinare quali articoli rientrano nello storytelling di viaggio o meno.

Innanzitutto, come detto in precedenza si parte dalle emozioni, da ciò che il viaggio significa ed ha significato. Non si tratta di descrivere “Tre giorni a Barcellona: cose da fare” oppure elencare tutta una serie di informazioni riguardanti la destinazione e ciò che si è mangiato a pranzo o cena…

Storytelling Viaggio GreciaDirei inoltre che lo storytelling di viaggio prende in considerazioni almeno uno dei tre aspetti fondamenti di un’avventura: la partenza, l’incontro ed il ritorno. Qualsiasi sia la sua forma e durata, il viaggio è quasi sempre un elemento circolare dal quale è difficile uscire. Quindi ognugno di questi tre precisi istanti suscita emozioni diverse e contrastanti fra loro, rilevanti per il racconto. Personalmente, alle volte, mi piace inserire riferimenti o similitudini a viaggi mitici o mitologici prendendo spunto da vecchie letture. Inoltre, autori come Hemingway, Camus, Thoreau ed il più moderno Krakauer sono fonti d’ispirazione, esempi di base. Si tratta di combinare competenze trasversali, pensare al messaggio da comunicare e trasformarlo in narrazione. Per entrare più nello specifico, il metodo “Semioscreen” aiuta moltissimo nella stesura ed analisi della narrazioni. Si tratta di un prodotto nel quale la semiotica francese ed e lo screenwriting statunitense si intersecano fra loro. Il rigore scientifico ed il mito danno così vita a racconti non standardizzati, forti di un carattere distintivo poprio. Ma tutto ciò non implica limiti assoluti, si tratta di un metodo “open” poiché nessuna storia è uguale ad un’altra, cambiano target ed obiettivi.

Oltre alle emozioni e sensazioni, una storia ha il potere di comunicare un messaggio (alcuni la chiamano morale, a me non piace molto) che può rimanere ben impresso nella mente e far riflettere il lettore. Proprio come quando eravamo piccoli, ogni storia o cartone animato Disney cercava di comunicarci valori qiali l’amicizia, la perdita, la fatica ed il sacrificio. Oppure anche solamente il bene ed il male. Si tratta semplicemente di qualcosa a cui siamo sempre stati soggetti.

Per riscrivere un pezzo che abbia al suo interno storytelling è necessario innanzitutto leggere molto. Documentarsi e capire il proprio stile. Ad esempio, un esercizio che a me piace molto consiste nel raccontare le storie altrui. Provare a strutturare un racconto con poche informazioni a disposizione, calarsi completamente nella situazione fino a vedere gli stessi luoghi. È’ fondamentale sapersi proiettare in un’altra dimensione ed immaginare il percorso passo dopo passo. Sentire la brezza nei capelli ed il sapore dell’aria sulle proprio labbra. Poco importa se si scrive da una stanza chiusa, il potere dell’immaginazione è più forte di qualsiasi mezzo. Certo, bisogna far attenzione a non oltrepassare i confini della realtà ed attenersi all’esperienza stessa, ma ciò che aiuta a dar forma ed arricchire i contenuti è sempre ben accetto.

In conclusione, vorrei sottolineare il fatto che ognugno di noi ha la sua storia, non bisogna andare alla ricerca di gente famosa o avventurieri moderni. Bisogna incontrare la gente comune, quella che vive di piccoli gesti.

Ecco: storie di gente comune che fa cose straordinarie.

P.S.: …e non dimenticate di metterci amore in tutto ciò che fate.

Qual’è il peso del visual e dei video in questi contesti? Alcuni esempi?

Il visual non è solo il futuro, ma è già il presente da un po’ quindi se non lo si è fatto, bisogna correre ai ripari. Come citato prima, vi sono alcuni case study da prendere in considerazione e anche con un semplice smartphone si possono creare contenuti di gran valore.

In ogni caso, consiglio vivamente di rivolgersi a videomaker che abbiamo competenze trasversali, che sappiano realizzare uno script esclusivo e ricco di dettagli. Anche in questo ruolo, oltre a saper filmare ed editare il materiale, è importante avere una mente aperta ed interagire con il cliente, saperlo indirizzare verso le emozioni che si vogliono trasmettere, togliendo il focus dal prodotto fine a se stesso.

Il potere dell’immaginazione è più forte di qualsiasi mezzo.

Bisogna sempre avere ben in mente ciò che si vuole trasmettere, ma vi sono alcuni strumenti che possono lasciare lo spettatore a bocca aperta come le suggestive immagini dei droni che permettono di cambiare prospettiva. Altre tecniche come lo slow motion e timelaps sono davvero affascinanti se implementate correttamente e, per essere proprio all’avanguardia, vorrei citare il flow motion. Tecnica molto difficile e sicuramente alla portata di pochi, ma dai risultati strabilianti. Vi consiglio di guardare questo video: Watchtower of Turkey

Ultimissima cosa: il sound. Trovo spesso enti e aziende che utilizzano materiale libero da diritti, ma il risultato è davvero scadente. Non ha nulla a che fare con il video e ci si dimentica spesso che l’immagine e il suono conivolgono l’utente alla stessa maniera. Devono essere univoci e condurre lo spettatore verso un punto preciso. I ritmi possono essere incalzanti o più lenti, ma le immagini rievocate devono essere accompagnate da un suono eccelso. D’altronde, come si fa a trasmettere l’immagine di un bosco incantato attraverso un sottofondo rock?!

Info Gianmaria Sbetta 

Gianmaria Sbetta Storytelling ViaggioNato il 27.02.1990 a Cavalese, Trentino. Laureato in Economia e Management del Turismo presso la Libera Università di Bolzano. Ho vissuto e lavorato sia in Svizzera che a Berlino. Ho inoltre rivestito per due anni il ruolo di Assistente del Segretario Generale per il C.O. dei mondiali di sci nordico Val di Fiemme 2013. Al momento frequento un corso di laurea specialistica in Innovazione e Imprenditorialità presso la Libera Università di Bolzano e seguo progetti sul web.

 

Gianmaria Sbetta – Erika De Bortoli

By | 2016-10-19T08:59:32+00:00 venerdì 8 maggio 2015|Case history, Format, Storyteller, Tecnologia|0 Comments

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